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"Rivedere e ancora rivedere." (Lu JI - III dC)

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(@danielepaolucci)
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[#15]

All'inizio si inizia a scrivere per esprimere qualcosa che ti frulla per la testa o ti accartoccia le viscere.
Poi ti rileggi e cominci ad aggiustare, sistemare e magari a… peggiorare il testo.
Di solito si aspetta un po' e si lascia decantare.
Poi capita che non ti riconosci più nelle cose scritte (se coltivi principalmente la tua espressività) oppure che il testo traballa un po', anzi tanto (se segui il flusso del racconto come se fossi un lettore esterno).

Io ho poca, pochissima esperienza in materia, meno di un anno e mezzo;  però quando fino a pochi mesi fa mi trovavo di fronte a questo bivio mi stressavo e odiavo il processo di revisione: ero confuso.
Da quando ho capito che era meglio scegliere la seconda strada, direi che va meglio.
L'inevitabile sforzo della revisione non si alleggerisce di certo, ma viene ricompensato da un miglioramento della progressione della storia narrata. Questo avviene proprio quando si accetta di rinunciare ai propri vezzi, al gusto delle proprie battute, all'attaccamento alle proprie forme.
Non dico sempre, ma nel momento in cui qeste ultime rallentano, disperdono e confondono il lettore.  
Non dico di rinunciare alla propria personalità narrativa, ma di accorgersi quando diventa sovrabbondante, eccessiva o ripetitiva.
Insomma, inseguire la chiarezza del testo narrativo aiuta a migliorare la propria espressività anche nei testi successivi.

Non so se sentite anche voi l'esigenza di proteggere il vostro testo da voi stessi. Io sì, ma voglio fare ancora di meglio e imparare da chi ha più esperienza di scrittura.
Per questo motivo vi chiedo: come vivete il processo di revisione? Quali scelte fate per migliorare il testo?


 
Pubblicato : 10/10/2026 6:43 pm
(@Elena)
Post: 1
 

Premesso che non sono una scrittrice,  ma solo una persona che ama scrivere e che ambirebbe a pubblicare il suo primo romanzo

E ancora che  ho iniziato tardi a scrivere…

Parliamo della revisione

La revisione per me è il momento più appassionante e frustrante nello stesso tempo del processo di scrittura.

Appassionante perché si diventa lettori e si scoprono nuove espressioni di se, mille sfaccettature inesplorate e poi ci si rende conto dell’inutilità di espressioni trite che abbiamo nel tempo accumulate dentro di noi.

Frustrante perché ci si rende conto di quanto si può migliorare e ci si domanda perché non lo si è fatto nella prima o ennesima stesura.

Cio che mi lascia perplessa e’   quanto si può togliere delle parole già scritte senza che il romanzo perda il significato.

Ho molte domande sul tema, ad esempio mi chiedo:quando ci si riesce a fermare? Perché un testo che ci sembrava finito a distanza di tempo e’ ancora rivedibile?

Credo che da soli non si possa concludere questo processo, occorrono dei lettori veri che aiutino l’autore.


 
Pubblicato : 11/10/2026 7:24 am
(@Anonimo)
Post: 0
 

Per me è un vero e proprio incubo, invece. Vi do un ordine di grandezza. La scorsa estate, in una (rara) settimana di brutto tempo, mentre ero in ferie nella casa di montagna e non sapevo letteralmente che fare, ho scritto il mio nuovo romanzo. Dall'inizio alla fine, circa 300 cartelle. Ovviamente di getto, quindi pieno di schifezze sintattiche e, a volte, semantiche. Per come sono fatto, rischio di non aver scritto nulla, nei fatti. Probabilmente tornerò a lavorarci un po' nelle vacanze di Natale, forse arriverò a metà revisione la prossima estate e in un paio d'anni, se sono bravo, arriverò a ultimarlo davvero. Riassunto: la revisione la odio 😅


 
Pubblicato : 11/10/2026 2:40 pm
(@Anonimo)
Post: 0
 

Per me è un vero e proprio incubo, invece. Vi do un ordine di grandezza. La scorsa estate, in una (rara) settimana di brutto tempo, mentre ero in ferie nella casa di montagna e non sapevo letteralmente che fare, ho scritto il mio nuovo romanzo. Dall'inizio alla fine, circa 300 cartelle. Ovviamente di getto, quindi pieno di schifezze sintattiche e, a volte, semantiche. Per come sono fatto, rischio di non aver scritto nulla, nei fatti. Probabilmente tornerò a lavorarci un po' nelle vacanze di Natale, forse arriverò a metà revisione la prossima estate e in un paio d'anni, se sono bravo, arriverò a ultimarlo davvero. Riassunto: la revisione la odio 😅


 
Pubblicato : 11/10/2026 2:41 pm
(@accobo)
Post: 5
Active Member
 

Per me è un vero e proprio incubo, invece. Vi do un ordine di grandezza. La scorsa estate, in una (rara) settimana di brutto tempo, mentre ero in ferie nella casa di montagna e non sapevo letteralmente che fare, ho scritto il mio nuovo romanzo. Dall'inizio alla fine, circa 300 cartelle. Ovviamente di getto, quindi pieno di schifezze sintattiche e, a volte, semantiche. Per come sono fatto, rischio di non aver scritto nulla, nei fatti. Probabilmente tornerò a lavorarci un po' nelle vacanze di Natale, forse arriverò a metà revisione la prossima estate e in un paio d'anni, se sono bravo, arriverò a ultimarlo davvero. Riassunto: la revisione la odio 😅


 
Pubblicato : 12/10/2026 7:31 am
(@Gianmario)
Post: 3
 

Buon pomeriggio a tutti.

Senza dubbio rivedere il proprio lavoro ci costringe ad una rigida analisi. Bisogna valutare l'efficacia del testo, la comprensibilità e, soprattutto, quanto siamo andati vicino al nostro intento. In questo caso, bisogna avere il coraggio e l'umiltà di allontanarsi dal testo che abbiamo scritto e, che per certi versi, può sembrarci perfetto. Sono convinto  che questo lavoro non sia semplice e l'aiuto di un editor possa tornarci utile. Ma anche questa è una parte del processo che può presentare delle difficoltà. Nella mia esperienza, aver trovato una editor mi ha reso più sicuro del lavoro fatto. Quando ho ritenuto finito il testo, e dopo aver effettuato almeno un paio di riletture, l'ho presentato ad una editor. Lei mi ha fatto una scheda di valutazione, dopodichè mi ha detto che era interessata a lavorare sul mio testo. La mia esperienza è stata veramente interessante. Lei mia ha posto davanti ad una domanda molto semplice: "Quello che hai scritto corrisponde a quello che avevi in mente?". Rispondere a questa domanda non è stato così semplice, ve lo posso assicurare. Ma oltre a questa domanda ho dovuto chiedermi se i personaggi che ho creato si sono dimostrati credibili, non il frutto di un espediente narrativo, ma personaggi in grado di esprimere un carattere coerente con l'ambito narrativo. Detto questo, la revisione è uno dei momenti più interessanti della scrittura. Sempre che si voglia scrivere per essere letti. Cosa che non è affatto obbligatoria. 


 
Pubblicato : 12/10/2026 2:26 pm
(@DanielePaolucci)
Post: 2
 

Hai centrato un aspetto sul quale mi spacco il cranio in questi mesi: quanto si può togliere delle parole già scritte senza che il romanzo perda il significato.
Premetto che l'idea di cosa sia il "significato" di un romanzo… mi fa venire il mal di testa, per la complessità.
Il significato è contenuto nel testo?
È interpretato dal lettore?
Oppure quest'ultimo lo proietta dentro il racconto a partire dalle sue esperienze?
Lascio ad altri più bravi di me dirimere la questione

Mi è facile rispondere "quanto" togliere: un terzo direi, ma poi mi attacco ad ogni scusa e realmente sforbicio un 20% mentre il resto lo aggiusto, un po'. Dovrei essere più coraggioso, lo so.

Il vero problema è "cosa" togliere. Quali sono le parti inutili dello scritto?
Non è semplice identificare i nostri vezzi, battute e luoghi comuni che riversiamo inutilmente dentro a una storia, ma con un poì di senso autocritico possiamo anche farcela.
Invece è complicato intercettare quelle parti del testo che non fanno avanzare il racconto, ma lo fanno ristagnare in ambiti superflui. Intendo dire se se un paragrafo non fa cambiare il punto di vista del lettore, di un protagonista o smuove l'azione o fa vedere diversamente la situazione al lettore eccetera, be'… dobbiamo interrogarci se quel pezzo deve sopravvere modificandolo,  oppure sopprimerlo cinicamente.
Quale sia la bussola per orientarsi non lo so. Però ho capito quanto sia importante dividere noi stessi in due: l'autore e l'editor sono figure antagoniste.  Quest'ultimo si immedesima nel lettore e nel rapporto che genera con il testo: è dialogo, anzi diventa cooperazione se il testo migliora e rivelare o evocaredel senso, facendo vedere le cose senza descriverle. E' in questo spazio di non detto che si sviluppa l'immaginazione del lettore che magari proietta lì dentro le sue stesse esperienze di vita.
Ecco che abbiamo bisogno di trovare amici che si dimostrano bravi solo se evitano di compiacerti con il solito bene-bravo-bis, ma mettono il loro dito sui punti deboli del nostro testo, sulle piaghe da curare e sulle cose che francamente annoiano perché non portano da nessuna parte.

Domandi anche quando ci si riesce a fermare?
Quando non si sa come me, si sparano risposte multiple, perché magari una la si azzecca. Quindi direi… mai, quando ci si stufa o ci si arrende. Forse, forse, quando da scriventi ci si tramuta in scrittori, ci si potrebbe separare dal proprio testo quando questo scorre via da solo, quando dall'infanzia e dall'adolescenza il testo diventa adulto e autonomo e non ha più bisogno di essere accudito per spiegarne meglio il significato.  


 
Pubblicato : 12/10/2026 5:53 pm
(@DanielePaolucci)
Post: 2
 

@accobo 

con 3 post uguali direi che è un vero incubo ricorrente  🙂 
anch'io ho una scrittura di getto, direi irrazionale, perchè parto da un'inezia, un'immagine, magari solo una parola o un refuso e lascio che ne esca una storia. All'inizio odiavo anch'io la revisione ma sono fortunato a fare racconti brevi (2.000/10.000 battutequasi mai oltre), così ho imparato a capire che la revisione stessa mi insegna a migliorare la scrittura successiva. Se scrivo diciamo 1.000 battute un'ora, poi  mi servono  6 o 8 ore a corregere quelle mille battute nei mesi seguenti. Revisionare è faticoso, ma alla fine piace, perchè ti migliora.


 
Pubblicato : 12/10/2026 6:05 pm
(@Gianmario)
Post: 3
 

Ho imparato due cose in questi anni di scrittura.

La prima: Non bisogna innamorsi della propria scrittura. Vale la regola: Se non è necessario all'economia del testo, toglilo.

La seconda: devi avere un progetto. Prima di scrivere una sola parola, devi avere le idee chiare. Costruire un racconto/romanzo è come costruire un edificio.

Sembra retorica, ma ti posso assicurare che hanno un peso non indifferente.

Io ho imparato a scrivere la struttura, a intervistare i personaggi e a contestualizzare il racconto in un periodo ben determinato.

Sembra lavoro inutile, ma conoscere il carattere del personaggio che hai creato ti aiuta a non renderlo simile a te che lo stati creando.

Un personaggio deve avere una sua etica. Più il personaggio è diverso da chi lo descrive, più diffoltà troverà lo scrittore.

Eppure, quante ore ho passato a ragionare con la testa del personaggio...

Un esempio divertente: Dickens: The Man Who Invented Christmas (Film del 2017) 😎 

 


 
Pubblicato : 12/10/2026 7:44 pm
(@Anonimo)
Post: 0
 

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@accobo 

con 3 post uguali direi che è un vero incubo ricorrente  🙂 
anch'io ho una scrittura di getto, direi irrazionale, perchè parto da un'inezia, un'immagine, magari solo una parola o un refuso e lascio che ne esca una storia. All'inizio odiavo anch'io la revisione ma sono fortunato a fare racconti brevi (2.000/10.000 battutequasi mai oltre), così ho imparato a capire che la revisione stessa mi insegna a migliorare la scrittura successiva. Se scrivo diciamo 1.000 battute un'ora, poi  mi servono  6 o 8 ore a corregere quelle mille battute nei mesi seguenti. Revisionare è faticoso, ma alla fine piace, perchè ti migliora.

Premesso che non so cosa sia successo coi post, chiedo scusa: prima sembrava non li caricasse, poi ha caricato tutto in una volta (i primi due senza riconoscere il mio utente) mah! Questioni tecniche a parte, la revisione è sicuramente la parte più importante del processo di scrittura. Tanto che un romanzo mediocre potrebbe diventare un capolavoro con la revisione (e viceversa). Potrebbe diventare una storia totalmente diversa. Ma se lo detesto è proprio per le tempistiche che dici tu sono vere e perchè sono impaziente. Ma nulla da togliere al ruolo fondamentale della revisione.

 


 
Pubblicato : 14/10/2026 3:27 pm
(@danpao)
Post: 1
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guarda che scherzavo  🙂 non hai da scusarti. 

La tua affermazione mi fa riflettere: "un romanzo mediocre potrebbe diventare un capolavoro con la revisione (e viceversa)".
Sicuramente un'aquila non può volare se ha le penne fuori posto, ma dubito che un pollo con ali posticce possa levarsi sopra le nostre teste.
Magari mi sbaglio, ma non credo che l'editing sia una bacchetta magica: certamente aiuta a presentare meglio e con più efficacia. 


 
Pubblicato : 23/10/2026 1:25 pm

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